Only 3 songs - vol. #45
La fine dei concerti
Giovedì sono andata con la mia amica Giulia al concerto di Giorgio Poi alla Cigale, qui a Parigi.
A lei Giorgio Poi ricorda il mare Adriatico; a me ricorda Roma. A nessuna delle due ricorda Novara, che tuttavia è il posto da cui viene.
Un concerto lungo quasi 2 ore. Un viaggio fatto di slow e up tempo, di grandi ospitate (da Muddy Monk a Branco e Christian Mazzalai dei Phoenix ❤️), di balli ma anche di piantini, e tante luci e neon, e fonici che parlano al microfono a non-sappiamo-chi.
Ma “anche i concerti lunghi a un certo punto finiscono”, come ha giustamente ricordato Giorgio.
Ed è sulla fine di questo concerto che il volume #45 si struttura.
les jeux sont faits (2025) - Giorgio Poi
L’ultima canzone di un concerto è fondamentale per il ricordo di un’esperienza live; chiude un cerchio, che è la bolla del live, e ne apre un altro, che è la vita che succede dopo.
Non ti puoi sbagliare sull’ultimo brano.
E devo dire che in questo caso è stato tutto molto giusto: les jeux sont faits è perfetta per il finale, sia lato testo che arrangiamento (ma quanto è bello quel vuoto della batteria del minuto 0.58 e successivi? - Leineri, tu che sei compositore, come si chiama tecnicamente quella cosa in teoria musicale?).
Nel blu, dipinto di blu - Volare (1958) - Domenico Modugno
Una bella responsabilità addosso ce l’ha anche il primo brano che segue la fine del concerto. Ti deve avviare all’uscita ma prolungando l’esperienza che hai appena vissuto. Occorre che sia coerente con l’artista, con il mood e con il pubblico di riferimento.
Cioè, capisci? non è una cazzata!
Nel blu, dipinto di blu m’è parsa una bella scelta perché è una canzone che unisce intorno a dei principi fondamentali, che poi sarebbero le proprie radici.
Mi so’ quasi commossa.
Didn’t I (1973) - Darondo
Dopo Volare hanno messo anche questo gioiellino di canzone che è Didn’t I. La mettono spesso alla fine dei concerti a cui vado, segno inequivocabile del filo che lega tutti gli artisti che mi piacciono.
La storia di Darondo è interessante. Assimilabile per certi versi a quella di Sixto Rodriguez.
Darondo, pseudonimo di William Daron Pulliam, era un signore afroamericano nato nel 1946 e attivo musicalmente dagli anni ‘60.
William ha sempre goduto di scarsissima visibilità (la fama è davvero misura della qualità?!) fino a quando Gilles Peterson, nel 2005, non recupera il brano per metterlo all’interno di un album compilation. Qualche tempo dopo, nel 2008, sempre questo stesso brano è stato inserito nella soundtrack di una puntata di Breaking Bed (serie che non ho mai visto, così come il 99,8% delle serie prodotte nel mondo) e da lì l’esplosione mondiale, postuma.
Dicevamo, in un volume precedente, one-hit wonder…
Ah, ovviamente anche i titoli di coda al cinema sono fondamentali.
Basta, fine, ciao.
A sabato prossimo.
Tua Mandy


🚀❤️🔥